A.S.D. Accademia Italiana Karate Shotokan

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Componenti caratteriali

Il Karate Do


KARATE – DO
COMPONENTI CARATTERIALI


LA VIA DEL KARATE.


Un buon Istruttore o Maestro di Karate è indispensabile avere la consapevolezza di aver compreso questa affascinante Arte Marziale non solo come competizione ma soprattutto nei risvolti tecnici e non di meno in quelli psicologici. Karate è vita! Per uno studente, istruttore o Maestro deve diventare un modo di vivere e di agire, un modo esistenziale al fine di raggiungere uno stato di completa serenità. Nella vita di tutti i giorni questo stato porta ad un miglioramento fisico per quanto concerne la facoltà dinamiche del praticante ed a un senso generale di tranquillo benessere. Nel karate tradizionale è importante seguire con dedizione il proprio caposcuola non solo come maestro ma anche come punto di riferimento e sicuramente si avrà una costante crescita arrivando al perfezionamento tecnico, culturale e comportamentale, mantenendo sempre al primo posto lo spirito tradizionale.

Componenti:

Chi si avvicina alla pratica del Karate Do deve avere le seguenti componenti caratteriali per affrontare meglio le lezioni ad essi impartite. I seguenti componenti sono:

Autodisciplina:

E’ uno dei punti fondamentali essenziali per ottenere una determinazione ottimale.

Lo studente che si avvicina al mondo del karate, si troverà davanti ad un realtà diversa da tutti i giorni. La consapevolezza che ciò che si appresta ad imparare non è soltanto attività fisica ma anche mentale, portando il massimo rispetto per se stesso, per i propri compagni di allenamento e per il proprio Maestro.

Determinazione:

Qualsiasi azione noi ci apprestiamo a svolgere, dobbiamo eseguirla con la massima attenzione e precisione, se andiamo a ritroso nel tempo, l’arte che noi oggi pratichiamo si utilizzava per sopravvivenza, pensare che noi oggi muoviamo un arto non deve soltanto essere un gesto ginnico, perché il karate non è nato come qualsiasi disciplina sportiva ma dove mani e piedi venivano allenati per la sopravvivenza. Il Maestro AZATO diceva; Mani e Piedi come spade, quindi se noi ci soffermiamo per un solo attimo a riflettere, guardando il nostro ipotetico avversario immaginando le mani e i piedi come delle spade affilate il nostro atteggiamento mentale cambia! Ed è quello da assumere in qualsiasi circostanza. E’ la regola fondamentale, il credo l’origine di questa disciplina.

Comportamento:

Una delle regole fondamentali di tutti gli studenti è quella di creare uno “spirito di palestra”, gioia di stare insieme e amicizia sincera, l’atteggiamento deve cambiare quando si sale sul tatami, là vige il silenzio assoluto! Il silenzio aiuta la concentrazione e lo studente può riflettere e agire sull’allenamento in modo giusto, non deve mai chiedere al Maestro spiegazioni, sarà compito del Maestro chiedere ai suoi studenti se hanno domande da fare o dubbi su qualsiasi tecnica da risolvere.

Karategi:

Indossare il karategi pulito, capelli e unghie tagliate sono indice di pulizia. Il karategi non deve essere troppo corto ma deve coprire le caviglie e le maniche non devono essere arrotolate, la cintura deve essere ben annodata. E’ di buona norma curare l’igiene e quindi prima di salire sul tatami bisogna lavarsi i piedi.

Sotto il karategi, l’uomo non indossa nulla, solo alle donne è permesso indossare una maglietta di colore bianco, togliendo tutti gli anelli, catenine e orecchini.

Disposizione:

Lo studente sale sul tatami e saluta il posizione Musubi dachi, se per caso fosse arrivato e la lezione e già iniziata, solleva il braccio destro in attesa che il Maestro lo inviti a salire o rimandarlo indietro, se può partecipare alla lezione sale sul tatami e fa il saluto, lo stesso alla fine della lezione. La disposizione sul tatami durante l’allenamento del kihon e del kata gli studenti dovranno disporsi per file verticali parallele tra loro in modo da non urtarsi e permettere di essere inquadrati tutti con un solo colpo d’occhio.

Preparazione alla lezione:

Dopo che gli allievi si sono allineati dietro al Maestro ed egli è già in “SEIZA”, il Sempai e di seguito gli altri assumeranno la posizione di “SEIZA” e con voce ferma dirà: MOKU’SO che durerà per circa trenta secondi, in assoluto silenzio mantenendo la schiena diritta e indirizzando lo sguardo a circa 2- 3 metri davanti a noi, si porteranno le mani sull’addome appoggiando la parte inferiore con il dorso della destra sul palmo della sinistra congiungendo i pollici, si chiuderanno gli occhi concentrandosi sul respiro, lasciando tutti gli altri pensieri all’esterno. Lo stesso si ripeterà alla fine della lezione con il beneficio di aiutare la concentrazione iniziale della lezione e il rilassamento finale.

Sopportazione:

Non far capire mai all’avversario dove ci fa male, altrimenti sicuramente saremmo colpiti in quel preciso punto.

Questo insegna a sopportare il dolore fisico, in quanto lamentarsi non serve, anche perché il dolore non passa ugualmente; quindi perché lamentarsi? Durante gli allenamenti i rari e piccoli incidenti che possono accadere che provocano dolore, per lo più sono sopportabili. Lo studente che si abitua a non mostrare dolore, sarà colui che meglio apprenderà la propria disciplina, abituandosi a controllare le sue emotività al pari di quelle fisiche.

Chi non ha questi requisiti sicuramente farà maggior fatica ad apprendere le tecniche e a capire nella completezza l’intero l’insegnamento del proprio Maestro; quindi è meglio lasciare il proprio “ego” fuori dal Dojo.


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