A.S.D. Accademia Italiana Karate Shotokan

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Karate do

Il Karate Do


A.I.K.S.
Accademia Italiana Karate Shotokan


Shotokan Karate Do
Cenni sull’origine, sviluppo e significato del Karate – Do





Storia di Bodhi Dharma e del monastero di Shaolin.

Il monaco Indiano Bodhi Dharma, ventottesimo patriarca dopo Gotama Budda, conosciuto con il nome Giapponese di Daruma Taishi e con il nome Cinese Ta Mo, vissuto presumibilmente tra il 448 e il 527 D.C. discendente da stirpe reale, fin da ragazzo fu avviato allo studio delle arti da combattimento chiamate Vairamushti e praticate dai Kshatria, una casta guerriera indiana paragonabile ai samurai Giapponesi.Bodhi Dharma lasciò il monastero a sud dell’india alla volta della Cina per diffondere il buddismo Ch’an. Il nome di questa forma di buddismo Ch’an deriva dal sanscrito Dhyana che significa “meditazione”; successivamente si diffuse in Giappone prendendo il nome di Zen. Percorrendo una distanza di duemila miglia e superando le avversità del cammino, Bodhi Dharma dopo anni arrivo in Cina. In quel periodo la Cina era divisa in regni, l’Imperatore Wu del regno di Liang era un uomo religioso ed impegnato nella diffusione del buddismo. Quando Bodhi Dharma arrivò nella capitale fu ricevuto dall’imperatore, con il quale non andò d’accordo in quanto la diffusione del buddismo dell’imperatore era pratica esteriore, mentre per Bodhi Dharma la pratica era un mezzo per raggiungere “l’illuminazione”, la conoscenza intuitiva.Questo fu il motivo per il quale Bodhi Dharma fu costretto a lasciare il regno dell’imperatore Wu. Bodhi Dharma attraversò il fiume Yang tze e si diresse a nord verso Loyang, la capitale della provincia di Honan, giungendo al monastero Shaolin (ShorinJi in Giapponese). Qui il capo monaco, timoroso che la nuova dottrina potesse in qualche modo turbare la pace del monastero, lo invitò a rimanere fuori dal tempio. Bodhi Dharma si rifugiò in una grotta vicino al monastero e stette per nove anni in meditazione, senza reagire alle impressioni e agli stimoli esterni, praticando la filosofia del silenzio al mattino e alla sera in posizione di zazen. Il capo monaco riconoscendo la forte personalità di Bodhi Dharma non poté far altro che accettarlo nel monastero; Bodhi Dharma divenne così il primo patriarca (tzu) della setta Ch’an in Cina.Durante gli anni che seguirono, mentre teneva una lezione sul buddismo, vide cadere i suoi allievi per la durezza di questa disciplina. In seguito concepì un metodo di allenamento fisico chiamato “Ekkin Kyo”, capace di conferire ai suoi discepoli una forma di resistenza necessaria per superare la rigida disciplina imposta dalla loro religione. Sebbene la via di Buddha venga praticata per l’anima, il corpo e l’anima sono inseparabili.La pratica fisica divenne una parte importante nella vita che si svolgeva nel monastero Shaolin. Bodhi Dharma sviluppo tra l’altro una tecnica di respirazione chiamata Chin Ching, questa tecnica ha lo scopo di sviluppare il ki, la forza interna, l’elemento vitale del corpo che può essere controllato da una respirazione controllata. Con i metodi adottati era riuscito a trasformare radicalmente la salute e il fisico dei suoi discepoli, che riuscivano ad ottenere i più alti traguardi spirituali. Bodhi Dharma essendo un esperto conoscitore di combattimento, elaborò lo “Shaolin Chan Fa”, che doveva servire ai monaci come forma di difesa personale contro gli attacchi dei banditi. In un primo tempo lo Shaolin veniva insegnato solo ai monaci del tempio; dopo la morte di Bodhi Dharma il tempio subì parecchi incendi tanto che alla fine fu completamente distrutto provocando la dispersione dei monaci. Costoro non ignorando le esigenze del popolo, diffusero lo Shaolin, ma andò persa la connessione voluta da Bodhi Dharma tra il corpo e lo spirito. Si sviluppo infatti semplicemente come tecnica di combattimento e prese il nome di Kung Fu.Così raggiunse le isole Ryu Kyu, sviluppandosi in seguito in Okinawa Te, successivamente nel Karate di oggi.

Storia del Karate

Prima del 1429 l’arcipelago delle RyuKyu era diviso in tre regni:

Chuzan – Nanzan – Hokuzan.

Il re Shohashi, dopo un lungo periodo di guerre riuscì ad unificarli, proibendo alla popolazione l’uso delle armi. Stabilì nella città di Shuri il governo, che durò per i successivi duecento anni.

In questo periodo si sviluppo ad Okinawa, un’isola dell’arcipelago delle Ryu kyu a sud del Giappone, una forma di difesa senza armi, che divenne popolare presso gli isolani per un motivo molto semplice: era vietato possedere armi!

Questa forma di combattimento era conosciuta con il nome di Tode.

Sebbene il Tode fosse una disciplina sviluppata e maturata ad Okinawa, senza alcun dubbio fu influenzata dal Kempo Cinese, “la via del pugno”,(in lingua mandarina Ch’uan Fa e in quella Cantonese Ken Fa impropriamente chiamato Kung Fu, che significa duro allenamento.

Dopo il dominio del re Shohashi, intorno al 1609, il daimyo shimazu signore di Satsuma, oggi Kagoshima, occupando Okinawa ripristinò l’editto che proibiva l’uso delle armi.

Non c’è quindi da meravigliarsi se gli isolani in quel periodo si allenavano nella più assoluta segretezza essendo l’unica forma di difesa.

Genesi degli stili

Nelle città di: Shuri – Naha – Tomari, già fiorivano delle forme di combattimento chiamate:

Shuri Te (mano di Shuri) Naha Te (mano di Naha) Tomari Te ( mano di Tomari).

Un certo Sakugawa di Akata di Shuri, andò in Cina e ritornò ad Okinawa dopo aver perfezionato il karate che fu noto come il: Karate di Sakugawa.

Centocinquanta anni fa un maestro Cinese di nome Ku Shan Ku, arrivò ad Okinawa e vi fondo un scuola di Kempo.

Maestri.

Maestri di Okinawa:

Sakiyama – Gushi – Toyomori di Naha studiarono con il delegato militare Cinese Ason.

Matsumura di Shuri, Maesato e Kogosuku di Kune con il delegato militare Cinese Iwan.

Shimabuku di Umoden e Higa – Senaha – Gushi – Nagahama – Aragaki – Higaonna – Kuwae, tutti di Kunenboya con il delegato militare Cinese Washinzan.

Un Cinese del sud si trasferì ad Okinawa fu il Maestro di:

Gusukuma – Kanagusuku – Matsumura – Oyadomari – Nakazato – Yamazato – Toguchi tutti della città di Tomari.

In questo modo il karate raggiunse la sua perfezione.

I maestri Azato e Itosu furono studenti di Matsumura e Gusukuma.

I maestri Azato e Itosu furono i maestri del maestro Funakoshi.

Il caposcuola di Shuri fu il maestro Itosu.

Il caposcuola di Naha fu il maestro Higaonna.

La scuola Shorin si sviluppo a Shuri e dintorni, questo stile è caratterizzato da movimenti agili e in veloce successione.

La scuola Shorei si sviluppo a Naha, questo stile è caratterizzato da posizione radicate e da movimenti lenti ma pieni di forza. I maestri Itosu e Higaonna ebbero per allievi quelli che sarebbero diventati i più grandi maestri di karate:

Funakoshi Gichin – Mabuni Kenwa – Miyagi Chojun.

Attualmente esistono diverse scuole di KARATE, ma le quattro più conosciute, avendo antiche tradizioni sono le seguenti:

1 – Shotokan Ryu.

Caposcuola: Gichin Funakoshi

Sho: Pino

To: Onda

Kan: Casa

Letteralmente : Casa di Shoto

Shoto era il nome che il Maestro Funakoshi usava per firmare i suoi lavori di calligrafia e significa “Onda di Pino”: soprannome che egli scelse perché meditava nei boschi di pino che ondeggiavano al vento.

N. 1868 – M. 1957

2 – Shito Ryu

Caposcuola : Mabuni Kenwa

Shi : Itosu

To : Higaonna

Shito è il nome che deriva dai caratteri giapponesi dei Maestri Itosu e Higaonna.

Mabuni fu studente di questi due grandi Maestri e congiungendo la iniziali dei loro nomi deriva la parola “SHITO”

N. 1889 – M. 1952

3 - Wado Ryu

Caposcuola : Otsuka Hironori

Wa : Pace

Do : Via

Ryu: Scuola - Stile

Nella convinzione del Budo si pensa vi sia la pace.

N. 1892 – M. 1982


4 - Goju Ryu

Caposcuola : Miyagi Chojun

Go : Forte – duro

Ju : Morbido – cedevole

Ryu : Scuola - stile

Il nome deriva dal Giapponese Go – ken (forte – pugno) e Ju – ken ( morbido – pugno)

N. 1888 – M. 1953

I Maestri di Gichin Funakoshi

Il Maestro Funakoshi nasce ad Okinawa nel 1868,primo anno dell’era Meiji, periodo in cui il Giappone passa dal feudalismo all’era moderna.

La pratica di Gichin Funakoshi inizia all’età di 12 anni sotto la direzione del Maestro Anko Azato, uno dei più bravi discepoli del Maestro Sokon Matsumura della città di Shuri.

L’allenamento in quel periodo si svolgeva di notte, spesso in giardino, Funakoshi scrive:

in quell’epoca mi sono allenato a un solo kata per molti mesi e perfino per anni, dovevo continuare senza sapere per quanto tempo, fino a che il mio Maestro mi dicesse “si va bene”. Il mio Maestro non diceva mai “si” per la durezza dell’allenamento che è difficile da descrivere.

Il Maestro Azato non mi toglieva mai gli occhi di dosso per tutta la durata degli allenamenti, egli rimaneva nella veranda, seduto in “seiza” senza cuscino ben diritto sui talloni anche se già era di età avanzata. Quando terminavo l’esecuzione del kata si limitava a dire solo “bene” – “si” – “ancora,” senza mai un complimento ma dovevo continuare ad allenarmi inzuppato di sudore a volte fino all’alba con il chiarore di una lampada a petrolio che talvolta non percepivo più a causa della fatica.

Il Maestro Funakoshi è il solo suo discepolo che si conosca, questa è la logica dell’esoterismo della trasmissione del karate prima del xx secolo.

E’ all’inizio della sua carriera nell’insegnamento scolastico che Funakoshi fa la conoscenza del Maestro Anko Itosu, amico intimo del Maestro Azato e come lui discepolo del Maestro Matsumura Sokon.

Anche il Maestro Itosu come il Maestro Azato è conosciuto come un grande Maestro ma a differenza di Azato, si interessa dei problemi dell’educazione nel sistema scolastico allora in via di elaborazione.

Il Maestro Funakoshi d’ora in avanti sarà il discepolo di questi due grandi Maestri, hanno tutti e due lo stesso nome e all’incirca la stessa età e sono stati formati dallo stesso Maestro, ma ciascuno ha la propria concezione del karate.

Le loro idee si differenziano tanto quanto per la propria costituzione fisica, il Maestro Azato era alto con grosse spalle e occhi penetranti il Maestro Funakoshi dice “ era come un antico guerriero”, il Maestro Itosu non era alto ma il suo corpo sembrava una “ botte “.

Il Maestro Azato diceva: bisogna considerare le mani e i piedi dell’avversario come spade, quindi non bisogna farsi toccare.

Il Maestro Itosu diceva: se l’attacco dell’avversario non è efficace, si può ignorarne volontariamente l’effetto lasciandosi toccare, quindi rafforzare il corpo contro i colpi è importante.

Occorre sottolineare che nell’antico stile di insegnamento del karate, non soltanto le tecniche, ma la concezione del combattimento potevano variare seguendo la morfologia e la personalità, e la trasmissione era estremamente personale e limitata.

L’antico stile di trasmissione era esoterico, ma aveva al tempo stesso una grande flessibilità, che corrispondeva alla personalizzazione dell’arte. Il Maestro Funakoshi continua a proseguire la pratica del karate sotto la direzione di questi due Maestri, parallelamente al proprio lavoro a scuola.

Scorgendolo talvolta rincasare all’alba, i vicini pensavano che avesse passato una notte di piacere, ed egli non li disillude; anche questo mostra l’aspetto della segretezza della pratica del karate.

L’insegnamento pubblico del karate.

Durante il periodo Meji (1868 – 1912) il karate usci dalla sua segretezza, e grazie al commissario delle scuole pubbliche,(Shintaro Ogawa) nel 1902 venne insegnato nelle scuole. Nel 1906 dopo la guerra Russo – Giapponese, il Maestro Funakoshi convince alcuni amici a dare dimostrazioni pubbliche, ed assieme girarono l’isola di Okinawa. Durante gli anni 1914 – 1915 un gruppo che comprendeva i seguenti Maestri: Motobu – Mabuni –Kyan – Gusukuma – Tokumura – Ishikawa – Yabidu e il Maestro Funakoshi, rese pubblico il karate nelle città di Shuri e Naha. Fu grazie alle dimostrazioni condotte senza tregua da questo gruppo, che il karate divenne ben conosciuto al pubblico, per lo meno ad Okinawa. Nel 1916 – 1917 il Maestro Funakoshi, continuando a riscuotere un sempre più largo consenso riguardo al karate, fu inviato quale rappresentante di Okinawa, al Butokuden di Kyoto, centro ufficiale delle arti marziali. Il 6 Marzo 1921 il principe Imperiale Hiro Hito allora principe di corona, in viaggio verso l’Europa Si ferma a Okinawa per visitarla. E’ un avvenimento eccezionale. Il Maestro Funakoshi è incaricato di dirigere una dimostrazione di karate nelle sale del castello di Shuri. Nel 1922 un anno dopo questo avvenimento è organizzata a Kyoto un’esposizione Nazionale di educazione fisica e il Maestro Funakoshi su invito del ministero dell’educazione fisica viene incaricato a preparare le dimostrazione di karate. Egli pensa di ritornare a Okinawa dopo queste dimostrazioni. Il Maestro Jigoro Kano, fondatore del Judo, che ricopre importanti funzioni al ministero dell’Educazione, lo invita a tenere una presentazione di karate nel suo dojo Kodokan, a Tokyo. Il Maestro Funakoshi accetto l’invito pensando di prolungare il suo soggiorno a Hondo di qualche giorno soltanto. Ma ricevette forti pressioni ed inviti da parecchi gruppi, dalla famiglia Sho Discendente dall’ultimo Re di Okinawa, Sho Tai, dal Kodokan, dall’accademia militare di Educazione fisica ed inoltre da altre dieci associazioni ed organizzazioni che invitavano il Maestro Funakoshi a dare dimostrazioni e delucidazioni più dettagliate sul karate. Ma in seguito agli incoraggiamenti ricevuti da Jigoro Kano dopo queste dimostrazioni il Maestro Funakoshi decide di restare a Tokyo per diffondervi l’arte del suo paese. All’età di 53 anni, Gichin Funakoshi abbandona le sue funzioni di insegnate di scuola e, lasciando la moglie e figli a Okinawa, comincia a vivere da solo a Tokyo, per diffondervi il karate. Si ritrova senza lavoro, ma con la passione di far conoscere l’arte della sua regione ai Giapponesi, che considerano questa arte un po’ come un’isola straniera. In quest’epoca la popolazione di Okinawa aspira ad affermare la sua identità culturale ai Giapponesi; Funakoshi non fa eccezione, e la sua passione per la diffusione del karate è manifestazione di questa volontà collettiva. La dimostrazione al Kodokan ebbe luogo il 17 Maggio 1922. Shinkin Gima, originario di Okinawa e studente all’università, che partecipa a questa dimostrazione, racconta: ”Per la dimostrazione, il Maestro Funakoshi ha fatto innanzi tutto una presentazione del karate di Okinawa e del percorso di ognuno di noi, poi ha eseguito il kata Ku Shan Ku; in seguito io ho eseguito Naifanchi. Dopo la dimostrazione dei kata, abbiamo mostrato il combattimento convenzionale. Dopo la dimostrazione il Maestro Jigoro Kano ha detto: Signor Funakoshi, penso che il karate sia un’arte onorevole se pensa di diffonderla a Hondo, potrei darle un aiuto, qualunque esso sia. Mi dica cosa posso fare per lei”! Sono certo che è a seguito di queste parole di incoraggiamento che il Maestro Funakoshi ha deciso di rinunciare di far ritorno ad Okinawa. Non avendo alcuna risorsa il Maestro Funakoshi lavora come portinaio in un pensionato per studenti originari di Okinawa chiamato (Meisei juku) è alloggia in una camera di 5mt quadrati. Il suo lavoro principale è la pulizia quotidiana della casa e del giardino, la distribuzione della posta agli studenti e l’accoglienza ai visitatori. Il suo lavoro corrisponde all’affitto, gli occorre dunque guadagnare per nutrirsi, per questo ottiene il permesso di utilizzare la sala conferenze per insegnare il karate. All’inizio ha solo pochissimi allievi:” avevo talvolta l’impressione di lottare da solo, senza avversario” racconta. Tuttavia, in capo a due tre anni, il numero di allievi comincia ad aumentare, gruppi di studenti di molte università formano dei club di karate il particolare modo di insegnamento s di trasmissione del karate in Giappone si costituirà a partire dai rapporti gerarchici tra gli studenti. Questi rapporti formano degli ingranaggi dinamici tra studenti ed ex allievi della stessa università, non soltanto nel campo dello sport o delle arti marziali ma anche nelle relazioni di lavoro all’interno di una stessa impresa o tra aziende diverse. Di fatto, la dinamica sociale, in Giappone, si basa spesso su questo tipo di relazione gerarchiche e le scuole di karate che hanno conosciuto una grande estensione si sono appoggiate su questi canali tipici del Giappone. E’ per questo che la diffusione del karate nelle diverse università è stata molto importante. Il Maestro Funakoshi scrive: “in quell’epoca, vivevo ogni giorno con l’impressione di vedere un chiarore che si ingrandiva poco a poco nella notte tenebrosa….non era più, quindi. Una lotta senza avversario…,il mio petto si gonfiava di gioia.

Nel 1935 , il Maestro Funakoshi scrive il libro intitolato Karate – Do Kyohan, tradotto (testo base di insegnamento del karate –do) E’ senza dubbio, il periodo più felice della sua vita. Già diverse università di

Tokyo hanno aderito al suo insegnamento, il numero di allievi aumenta ogni giorno egli va a insegnare in università diverse. La sua situazione materiale migliora, il primo dojo di karate è costruito nel 1938 dai suoi allievi, che si sono tassati per molti anni a questo scopo e si e si appoggiano alla rete degli ex allievi delle loro università chiamano questo dojo: Shotokan ( la casa nel fruscio della pineta).

Il Maestro Funakoshi scrive i venti precetti della via del karate quando il Giappone e già in guerra con la Cina dal 1937.

Shoto Nijyukkun

1 Il Karate inizia e finisce con il saluto.

2 Il karate non è mezzo di offesa e danno. (Karate ni sente Nashi)

3 Il karate è rettitudine , riconoscenza.

4 Conosci dapprima te stesso, poi conosci gli altri.

5 Nel karate lo spirito viene prima dell’azione.

6 Il karate è lealtà – spontanietà – e sincerità.

7 Il karate insegna che le avversità colpiscono più quando c’è rinuncia.

8 Il karate non si vive solo nel dojo.

9 L’allenamento nel karate si prosegue tutta la vita.

10 Lo spirito del karate deve animare tutte le azioni.

11 Il karate va tenuto vivo con il fuoco nell’anima.

12 Il karate non è vincere ma l’idea di non perdere.

13 Lo spirito deve essere diverso a secondo dell’avversario.

14 Concentrazione e rilassamento devono essere usati nel tempo giusto.

15 Considera le mani e i piedi dell’avversario come spade.

16 Quando un uomo varca la porta di casa, può trovare di fronte un milione di nemici.

17 Mettiti in guardia come un principiante, in seguito potrai stare in modo naturale.

18 Bisogna eseguire i kata correttamente, essi sono differenti dal combattimento, il kata è perfezione dello stile, l’applicazione è un’altra.

19 Come l’arco il karateka deve usare: contrazione – espansione – velocità ed analogamente in armonia rilassamento – contrazione e lentezza.

- 20 Lo spirito deve tendere sempre al livello più alto.

Mano Vuota

Il Maestro Funakoshi nel 1922 scrive un libro intitolato Ryukkyu Kenpo Karate.

(Il karate, pugilato di ryu kyu) e nel 1924 un altro intitolato Rentan Goshin Karate Jutsu (Tecnica del karate – rafforzamento energetico e autodifesa). In questa due opere scrive il termine con gli ideogrammi che significano: la mano della Cina e deriva dalla dinastia Tang.

Verso il 1931 egli comincia a trascrivere kara con l’ideogramma che significa: vuoto.

Con il montare del nazionalismo, l’ideogramma “Cinese” appare come un elemento di disturbo per l’integrazione del karate nella tradizione del budo Giapponese, e anche per la sua diffusione, tanto più considerando che la tradizione del budo e molto vicina al militarismo Nipponico in via di rafforzamento nel corso degli anni trenta.

E in questa situazione sociale che il Maestro Funakoshi sceglie per scrivere il suono di karate, di sostituire l’ideogramma che significa “Cina” con quello che ha il senso di “vuoto”. Egli spiega questa scelta attraverso queste due piccole frasi dell’insegnamento buddista zen:

shiki soku ze ku

ku soku ze shiki

che significano:

tutti gli aspetti della realtà visibile equivalgono al vuoto (nulla),

il vuoto (nulla) è l’origine di tutta la realtà.

Ugualmente tutte le discipline del budo giungono alla fine allo stato di un uomo a mani vuote, e lo stato di un uomo a mani vuote è il principio di tutto il budo. E’ così che si è formato il termine di “karate” ripreso oggi nelle lingue europee. La parola “karate” quando la sentiamo riflette questa profondità? Quale significato veicola in queste lingue?

Dopo aver scelto gli ideogrammi il Maestro Funakoshi aggiunge al termine karate il suffisso DO (VIA) e l’arte si chiamerà d’ora in avanti: KARATE – DO. Questo termine viene adottato prima dal gruppo di karateka dell’università di Keio che incoraggiano il Maestro Funakoshi a utilizzarlo pubblicamente. Numerosi adepti anziani di Okinawa criticano severamente Funakoshi per l’adozione di questo termine. Alcuni anni più tardi quasi tutti gli esperti avranno adottato questa terminologia. Questi fatti testimoniano la differenza di filiazione tra il karate di Okinawa e il budo Giapponese, poiché la nozione di “DO” non era implicitamente presente nel karate di Okinawa come lo era nel budo Giapponese. Lo sforzo del Maestro Funakoshi ha teso di integrare la cultura del budo per innalzare la qualità del karate – Do. Questo cambiamento di nome è rivelatore di una fase importante nella storia di questa disciplina. Corrisponde al passaggio da un’arte segreta, il cui nome variabile importava poco, all’affermazione di un’arte riconosciuta il cui nome ne indica l’orientamento.

La parola Karate significa “mano vuota”; essa ha in sé un’indicazione tecnica e un’idea filosofica, poiché questo vuoto va inteso nell’eccezione buddistica del termine.

In Giapponese karate si scrive con ideogrammi, e il legame tra il carattere scritto e il suono non è così diretto come nelle scritture fonetiche.

Spesso esistono diverse pronunce per lo stesso ideogramma e lo stesso suono può corrispondere a più ideogrammi. Il nome antico di karate era Tode (la mano) < de – te > (Cina) < TO >l’ideogramma To si pronuncia anche kara , e all’inizio del ventesimo secolo ha cominciato a essere impiegata questa pronuncia: kara – te “la mano” (te)della Cina (kara).il termine te o de, letteralmente “mano” ha anche il significato di arte o “tecnica” l’uso della pronuncia kara permetteva un doppio senso, poiché il suono kara in Giapponese significa anche “vuoto” ma viene scritto con un altro ideogramma. Il cambiamento dell’ideogramma corrispondente al suono kara si spiega in due modi complementari: da una parte il termine kara che significa “vuoto” nell’eccezione del buddismo zen, ha in Giapponese una profondità maggiore, dall’altra il termine “mano Cinese” non andava d’accordo col nazionalismo Giapponese di inizio secolo. Questa nuova forma, kara – Te “mano vuota” si è diffusa nel corso degli anni trenta, nel momento in cui i maestri di karate, arrivati da Okinawa, cercarono di inserire la loro arte nella più vasta tradizione del budo. Il termine kara non deve essere riferito solo al significato di “vuoto” riferito alle mani, ma al “vuoto” riferito allo stato mentale.

La parola kara significa:

Tecnica di difesa senza armi;

Specchio luminoso che riflette senza distorsioni;

Mente e coscienza libere;

Umili dentro gentili fuori.

Il Maestro Funakoshi interpretava così il termine Kara:

Come la superficie levigata di uno specchio riflette qualunque cosa le sta intorno senza distorcere, e una valle silenziosa riecheggia anche i più deboli suoni, allo stesso modo lo studente di karate – do deve rendere la mente vuota da egoismi e debolezze.

Il Maestro Funakoshi dopo la guerra Mondiale

Scoppia la guerra nel Pacifico è il 1941,tre anni dopo la costruzione del dojo Shotokan.

Il dojo viene distrutto dai bombardamenti Americani nel 1945 sette anni dopo la sua costruzione. Quando termina la guerra lascia il Giappone in un disordine desolante, il Maestro Funakoshi settantasettenne lascia Tokyo per raggiungere la moglie che si era rifugiata a Oita nel sud del giappone. Si ritrovano dopo una lunga separazione ma il destino vuole che la moglie si ammala e muore è il 1947, prima di morire gli domanda di coricarla in modo che la sua testa si trovi in direzione di Tokyo, poi nella direzione di Okinawa. Ha pregato l’Imperatore e ha detto addio ai suoi figli che vivevano a Tokyo, poi ha salutato i suoi antenati che sono sepolti ad Okinawa. Questa fu la fine di mia moglie dice Funakoshi, che aveva fatto di tutto perché io potessi proseguire nella Via del Karate.

Effettivamente coricarsi con la testa nella direzione di qualcuno è segno di rispetto, girare i piedi nella sua direzione è un’offesa; possiamo vedere in questo atto di addio della signora Funakoshi, la concretizzazione di un modello culturale di prima della guerra che, anche se non è più messo in pratica resta in fondo alla coscienza dei Giapponesi contemporanei.

In questo stesso anno Yoshitaka (GIGO) Funakoshi muore, il figlio al quale il Maestro Funakoshi aveva affidato la Shotokan, il Maestro Funakoshi ha l’impressione di aver perduto tutto con la guerra. Tutti i suoi studenti riprendono gli allenamenti all’università, malgrado l’atmosfera di depressione che investe tutto il Giappone dopo la resa della guerra, gli allievi anziani sopravvissuti dai campi della guerra cominciano a ritornare. Il Maestro Funakoshi ottantenne ritorna a Tokyo. I suoi allievi più anziani usciti da università diverse cominciano a raggrupparsi per riformare la scuola Shotokan.

Si costituisce la Japan Karate Association (J.K.A.) è l’anno 1949 con a capo Gichin Funakoshi dell’età di 81 anni. Ma agli inizi degli anni cinquanta, le divergenze di opinioni sui modi di insegnare e di praticare Karate, e anche sull’organizzazione della scuola suscitano conflitti. Il numero dei praticanti continua ad aumentare di anno in anno.

Gichin Funakoshi muore nel 1957, all’età di 89 anni.



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